lunedì 12 febbraio 2024

Il Galata morente - Musei Capitolini

 Il Galata Morente

60 a.C.


Il Galata morente era una scultura bronzea attribuita a Epigono, autore di molte statue raffiguranti Galati, databile al 230-220 a.C. circa e oggi nota da una copia marmorea dell'epoca romana conservata nei Musei Capitolini di Roma.[1] Con il Galata suicida e con altre opere di identificazione più complessa doveva fare parte del Donario di Attalo nella città di Pergamo.

L'opera fu commissionata da Attalo I di Pergamo per celebrare la sua vittoria contro i Galati. Non si conosce esattamente l'identità dell'artista che realizzò l'opera: si ritiene si tratti di Epigono, lo
scultore di corte della dinastia dei sovrani di Pergamo.

Fu una delle opere scultoree dell'antichità più note e, per questo motivo, fu spesso ripreso da molti artisti di epoche successive. La versione capitolina venne scoperta all'inizio del XVII secolo,
durante gli scavi di Villa Ludovisi. La prima testimonianza del ritrovamento risale al 1623, quando l'opera venne registrata quale parte della collezione della potente famiglia romana.

Il guerriero celtico giace nudo, semisdraiato sul proprio scudo, sostenendo il corpo, piegato dal dolore, con la mano destra poggiata a terra; il volto contratto dal dolore guarda verso il basso. La mano sinistra è abbandonata sulla gamba destra, piegata e con il piede posto sotto la gamba sinistra quasi compleamente distesa. Sul torace, dalla ferita morale sgorga copioso il sangue.
La figura è etnicamente caraterizzata dai baffi, dai capelli scomposti in lunghe ciocche ispide e dal torques,tipico ornamento dei Galli.
Anche lo scudo ovale con spina centrale ingrossata è una tipica arma celtica; sulla base è raffigurata anche la tromba ricurva, il cornu, con il suo filo di sospensione.



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